ECONOMIA

MULTIPOLARE

Attualità


 

Negli anni '90 a seguito della guerra fredda e della caduta dell'Unione Sovietica si è affermato il mondo unipolare prevalente:

 

Gli Stati Uniti si sono imposti come egemoni indiscussi stabilendo interessi militari, politici ed economici nei rapporti internazionali del panorama globale. Con basi militari in tutto il mondo, la superiorità tecnologica e il budget per la difesa più grande del pianeta sono riusciti a proiettare la loro influenza in quasi ogni angolo del pianeta. Hanno inoltre giocato un ruolo fondamentale nella definizione delle norme e delle istituzioni internazionali. Organizzazioni come le Nazioni Unite, la NATO, il FMI, e la Banca Mondiale sono state influenzate significativamente dagli interessi e dai valori statunitensi.

Le banche centrali di molti paesi mantengono grandi quantità di dollari come parte integrante e prevalente delle loro riserve negoziando beni di primaria importanza, come il petrolio, attraverso l'utilizzo di questa valuta. Gran parte del debito internazionale è denominato in dollari e i paesi o le società interessate devono quindi utilizzarli costantmente per rimborsare i loro prestiti influenzandone positivamente la domanda nel tempo.

 

Bisogna considerare che questa condizione di prevalenza non può essere permanente nel tempo ma che debba caratterizzarsi necessariamente con le regole caratteristiche del mercato:

 

Il ciclo economico offre una lente attraverso cui possiamo comprendere le dinamiche di ascesa e declino delle nazioni. Gli Stati Uniti, come gli imperi storici, stanno affrontando sfide che potrebbero segnare un declino relativo. Al contempo, i mercati emergenti stanno vivendo una fase di crescita e potrebbero assumere un ruolo dominante nell'economia globale, riflettendo i cicli storici di espansione, crisi, ripresa ed espansione.

Nel contesto contemporaneo, il mondo sta assistendo ad una transizione verso un sistema multipolare. Potenze emergenti come la Cina, l'India e la Russia stanno acquisendo maggiore influenza minacciando il predominio degli Stati Uniti. La diversificazione delle valute utilizzate nel commercio di risorse prime è evidente, con una diminuzione della predominanza del dollaro e una crescita significativa dello yuan.

 

 

 

Nonostante il dollaro mantenga una netta prevalenza della quota globale si registra una diminuzione nel periodo preso in considerazione: Rispettivamente il dollaro e l'euro registrano una flessione del 4% e del 3% nella quota globale delle riserve valutarie. In controtendenza il CNY cinese registra un notevole incremento dall'1% del 2014 al 4% del 2023.

 

 

 

 

Nel caso dell'utilizzo valutario nel commercio di risorse prime si ha una netta diminuzione  del dollaro che passa dal 78% nel 2014 al 70% del 2023. Si denota un leggero aumento delle altre valute con particolare riferimento al CNY che registra un +3% nel periodo in questione.

 

 

I principali paesi "BRICS" (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) emergono come protagonisti della crescita economica globale:

 

Secondo le ultime previsioni, il PIL dei paesi emergenti del blocco asiatico sta crescendo ad un ritmo significativamente più elevato rispetto alle stime iniziali e alla media dei paesi dell'Unione Europea e degli Stati Uniti. Questo fenomeno non solo è una sorpresa ma rappresenta un segno tangibile di una conversione multipolare dell'economia globale. La trasformazione così descritta dell'economia si traduce in una maggiore divesificazione e distribuzione del potere economico. Mentre i paesi BRICS si consolidano come motori di crescita globale, diventano sempre più influenti nel determinare le dinamiche commerciali, finanzairie e politiche a livello internazionale. Tutte le previsioni economiche sono soggette a variabili ed incertezze ma l'ascesa dei BRICS rappresenta un "trend" consolidato che ha il potenziale di continuare anche in futuro. Dato che questi paesi continuano ad investire in infrastrutture, innovazione e sviluppo economico è probabile che mantengano un tasso di crescita molto superiore alla media globale.

 

 

Nei rencenti conflitti commerciali e militari del panorama internazionale la Cina e la Russia sono state oggetto di varie sanzioni da parte degli Stati Uniti e Unione Europea:

 

Gli Stati Uniti hanno imposto tariffe su centinaia di miliardi di dollari di beni cinesi e applicato gravose restrizioni tecnologiche vietando l'esportazione  di tecnologia avanzata da aziende come Huawei e Zte. Hanno inoltre imposto diverse sanzioni per violazione dei diritti umani nel caso del trattamento riservato agli Uiguri nello Xinjiang. Anche l'Unione europea ha emendato dazi sull'importazione di specifici beni cinesi come batterie e auto elettriche che incidono sulla competitività delle aziende occidentali.

Successivamente all'annessione della Crimea sono stati congelati beni contro individui e aziende russe  e sono state applicate lmitazioni crescenti sull'accesso ai mercati finanziari occidentali. Sono stati imposti divieti specifici su esportazioni ed importazioni di beni aggravati in modo consistente a seguito delll'intervento nelle repubbliche popolari nel Donbas. Recentemente stiamo assistendo ad ulteriori sanzioni economiche che comprendono blocchi su banche, esclusione dal sistema "SWIFT" e restrizioni energetiche.

 

 

Tutti noi ricorderemo le seguenti dichiarazioni tra le altre che non prenderemo nemmeno in considerazione:

 

"Le sanzioni sono le più dure mai comminate e in qualche giorno porteranno al collasso l'economia russa". Le sanzioni decise "sono veramente devastanti, non dobbiamo ogni giorno fare il rilancio".

Enrico Letta  (Marzo 2022)


 "Le sanzioni che abbiamo imposto a Mosca hanno avuto un effetto dirompente sulla macchina bellica russa e sulla sua economia".
L’esito del conflitto resta ancora imprevedibile, ma Kiev sembra avere acquisito un vantaggio strategico importante".

Mario Draghi (Settembre 2022)


"L’esercito russo sta prendendo i microchip da lavastoviglie e frigoriferi per sue le attrezzature militari, l'economia russa è alle corde."

Von der Leyen (Settembre 2022)

 

 

Queste politiche avevano l'obiettivo di isolare economicamente la Cina e la Russia costringendole a riconsiderare le loro posizioni di contrasto. Non è stato così e le dichiarazioni che abbiamo precedentmente illustrato sono risultate completamente erronee e sbilanciate. Una totale "debacle" che dovrebbe far riflettere riguardo la qualità e/o onestà della leadership occidentale e sulle conseguenze che questa può comportare in un clima di crescente tensione tra i principali blocchi strategici.

I BRICS hanno reagito rafforzando l'integrazione e la cooperazione con altre economie emergenti accelerando la loro affermazione e il multipolarismo economico. Sono state implementate alternative al sistema bancario occidentale come lo sviluppo della "NDB" New Development bank che è una istituzione finanziaria nata da accordi interstatali durante il sesto summit dei paesi emergenti. Questo istituto ha subito una ulteriore accellerazione nella sua integrazione a seguito del rifiuto dei paesi sviluppati di adottare una più equa distribuzione delle quote di voto negli accordi del fondo monetario internazionale. Il "CIPS" Cross-Border Interbank Payment System nato nel 2015 come alternativa al sistema "SWIFT" ha subito una ulteriore implementazione a seguito delle sanzioni e viene implementato da un numero sempre maggiore di banche. Questo strumento rappresenta un'importante evoluzione nel panorama dei sistemi di pagamento internazionali favorendo la diffusione dello Yuan (Renminbi) ed è plausibile che continui sempre di più ad influenzare il commercio globale e la geopolitica finanziaria.

Oltre a tutto questo le sanzioni economiche hanno stimolato lo sviluppo interno di investimenti nei settori strategici e una notevole spinta verso l'autosufficienza tecnologica, specialmente in Cina. I paesi emergenti hanno infine sviluppato una politica di diversificazione economica incrementando il commercio con Africa, Asia e America latina.

 

 

 

Bisosogna considerare gli effetti che le sanzioni imposte alla Cina e alla Russia hanno avuto sulle economie occidentali:

 

Le sanzioni hanno comportato l'interruzione delle catene di fornitura dalla Russia che è la principale esportatrice di varie risorse tra cui energia, materie prime, generi alimentari, concimi e altro. Il crollo dell'offerta ha provocato un aumento dei costi di produzione industriale impattando quindi sui prezzi al consumo e la spesa delle famiglie. Il tentativo incredibilmente tardivo di diversificare le fonti di approvvigionamneto risulterà difficile e parziale in quanto i prezzi favorevoli e strutture di approvvigionamento come il nord-stream garantivano stabilità e bassi costi di trasporto. Oltre alle risorse energetiche dobbiamo prendere in consideraizone anche le materie prime come alluminio, nichel e palladio che hanno a loro volta influenzato negativamente vari settori industriali strategici. 

Per contrastare l'inflazione, le banche centrali, come la Federal Reserve negli Stati Uniti e la Banca Centrale Europea hanno aumentato i tassi di interesse. Questo è un tipico strumento di politica monetaria per ridurre la domanda aggregata ma comporta un aumento significativo dei costi di interesse sul debito esistente e futuro. Oltre agli stati anche le imprese e i consumatori hanno affrontato costi più elevati per il servizio del debito. Mutui, prestiti aziendali e carte di credito sono diventati più costosi.

In definitiva abbiamo riscontrato una riduzione degli investimenti, una riduzione dei consumi e una forte limitazione dei margini di profitto aziendale  limitandone la capacità di espansione. Alcuni investitori hanno ritirato capitali dai mercati ad alto rischio, preferendo investimenti più sicuri, come i titoli di stato, che ora offrono rendimenti più alti.

 

 

 

Interessi molto elevati significa dover garantire premi più alti per chi acquista il debito e costi più alti per finanziare la spesa pubblica:

 

Supponiamo che un paese abbia un debito di 1 trilione di dollari con un tasso di interesse medio del 2%. Il costo annuo del servizio del debito sarebbe di 20 miliardi di dollari. Se i tassi di interesse aumentano al 4%, e il debito deve essere rifinanziato a questo nuovo tasso, il costo annuo del servizio del debito raddoppia a 40 miliardi di dollari. Questo incremento di 20 miliardi di dollari deve essere coperto dal bilancio dello stato, riducendo le risorse disponibili per altre spese. 

Paesi come l'Italia, la Grecia e la Spagna, con elevati livelli di debito pubblico, hanno visto un aumento dei costi di interesse, aggravando le loro finanze pubbliche e creato pressioni divergenti all'interno della zona euro, con paesi più deboli economicamente che affrontano difficoltà maggiori. Questi fenomeni dimostrano come le sanzioni possono avere effetti collaterali estesi e complessi, che influenzano non solo i paesi sanzionati ma anche coloro che le impongono.

Risulta fortemente aggravata anche la situazione del debito pubblico statunitense, aumentando i costi di servizio del debito e mettendo pressione sul bilancio federale. Questo fenomeno richiede attenzione e gestione oculata per evitare rischi di instabilità economica a lungo termine. L'adozione di politiche fiscali responsabili e la gestione strategica del debito saranno cruciali per mitigare questi impatti e mantenere la stabilità economica.

 

 

 

Oltre ai fattori economici intesi come relazioni finaziarie possiamo riferirci agli Stati Uniti come fenomeno neoimperialista e rapportarlo alla ciclicità storica degli imperi classici:

 

 

Un'altro fattore particolarmente rilevante che può influire negativamente su vari aspetti socioeconomici come forza lavoro, spesa sanitaria, crescita economica e altro è l'età media della popolazione e il progressivo invecchiamento di tale: